{"id":15374,"date":"2015-01-26T09:07:23","date_gmt":"2015-01-26T09:07:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fiberpasta.it\/en\/?page_id=15374"},"modified":"2015-03-30T14:37:15","modified_gmt":"2015-03-30T14:37:15","slug":"fibra-alimentare","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fiberpasta.it\/en\/fibra-alimentare\/","title":{"rendered":"LA FIBRA ALIMENTARE"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_image_as_pattern=&#8221;without_pattern&#8221; padding_bottom=&#8221;30&#8243;][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_column_text]<strong><em>Prof. Claudio Tubili<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Specialista in Scienza dell\u2019Alimentazione<\/em><br \/>\n<em>e Malattie dell\u2019Apparato Digerente<\/em><br \/>\n<em>Direttore U.O. Diabetologia Ospedale \u201cS.Camillo-Forlanini\u201d<\/em><br \/>\n<em>Docente della Scuola di Specializzazione<\/em><br \/>\n<em>In Scienza dell\u2019Alimentazione dell\u2019Universit\u00e0<\/em><br \/>\n<em>\u201cLa Sapienza\u201d<\/em><br \/>\n<em>ROMA<\/em><\/p>\n<div class=\"generic_text opensans gestito\">\n<p><strong>LA FIBRA ALIMENTARE<\/strong><\/p>\n<p>La <strong>fibra alimentare<\/strong> e\u2019 l\u2019insieme delle componenti degli alimenti di origine vegetale che non viene digerita dagli enzimi dell\u2019apparato digerente, ovvero i polisaccaridi non amilacei (NSP) e un idrocarburo policiclico, la lignina; la quantita\u2019 relativa di NSP (cellulosa, emicellulose, pectina, gomme e mucillagini, oligosaccaridi non digeribili) e di lignina, e\u2019 variabile a seconda delle specie vegetali e e del trattamento tecnologico subito dall\u2019alimento; cio\u2019 ne determina le proprieta\u2019 fisiche (solubilita\u2019, viscosita\u2019, capacita\u2019 di idratazione e di scambio ionico, fermentescibilita\u2019) e si riflette sugli effetti fisiologici. Infatti la fibra, pur non essendo dotata di un valore nutrizionale in senso stretto (energetico, bioregolatore) svolge importanti azioni a livello metabolico e gastroenterologico (1).<\/p>\n<p>La fibra solubile in acqua e\u2019 costituita da un mix di emicellulose, pectine, gomme, mucillagini, che passano inalterate nell\u2019intestino tenue e pervengono al colon destro ove la flora batterica le fermenta producendo idrogeno, acido lattico, acidi grassi a catena corta. <strong>Nell\u2019ambito di un pasto, ne rallenta lo svuotamento gastrico, contribuendo ad indurre senso di sazieta\u2019, e modulando l\u2019assorbimento dei nutrienti, in particolare dei carboidrati. Gli alimenti ricchi in fibra hanno un basso indice glicemico: di conseguenza i livelli di glicemia postprandiale sono piu\u2019 bassi e la risposta insulinica ridotta (2).<\/strong><\/p>\n<p>Nel diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, e\u2019 oggi dimostrato che i picchi glicemici elevati dopo i pasti sono il piu\u2019 importante fattore causale delle complicanze microvascolari (3).<\/p>\n<p>Questi effetti fisiologici della fibra solubile contribuiscono in misura rilevante anche alla <strong>prevenzione e al trattamento dell\u2019obesita\u2019<\/strong>.<\/p>\n<p>Diversi studi epidemiologici e sperimentali hanno dimostrato che <strong>l\u2019incremento del consumo giornaliero di alimenti ricchi in fibra (frutta, verdura, cereali integrali, legumi\u2026) e\u2019 correlato alla riduzione del rischio di sviluppare obesita\u2019 (4, 5) e, d\u2019altra parte, un pasto ad alto contenuto in fibra, fornisce, a parita\u2019 di volume introdotto, un minore apporto calorico (6)<\/strong><\/p>\n<p>Il controllo poi dell\u2019insulinemia postprandiale comporta una riduzione della sintesi dei trigliceridi e del rischio cardiovascolare globale (7).<\/p>\n<p>La fermentazione della fibra che perviene nel colon non digerita (o solo parzialmente) produce acidi grassi a catena corta, che svolgono un effetto inibitore sulla sintesi epatica del colesterolo : questa e\u2019 significativamente piu\u2019 rilevante nel determinare i livelli della colesterolemia rispetto all\u2019apporto alimentare di colesterolo (8,9), che peraltro e\u2019 meno abbondante in una dieta orientata verso alimenti di origine vegetale, nella quale subisce l\u2019azione competitiva a livello dell\u2019 assorbimento intestinale da parte degli steroli vegetali.<\/p>\n<p>La fibra insolubile (cellulosa, lignina), di cui e\u2019 ricca la crusca dei cereali, giunge pressoche\u2019 immodificata nelle porzioni distali del colon, aumenta il volume fecale e stimola il transito intestinale, contribuendo cosi\u2019 a prevenire stipsi e diverticolosi, condizioni ampiamente diffuse nella societa\u2019 occidentale. Nell\u2019individuo sano il consumo giornaliero di alimenti che contengano 15 \u2013 20 g di crusca porta ad un aumento effettivo del peso delle feci di circa 60-80g e ad un minor tempo di transito rispetto ad una alimentazione basata su cereali raffinati. Effetti simili, anche se meno evidenti, si osservano anche nei soggetti stitici.\u00a0\u00a0 Una dieta ricca in alimenti vegetali e povera in grassi e proteine di origine animale svolge un ruolo protettivo nei confronti del cancro del colon retto sia per il suo contenuto in fibra che in quello in alimenti protettivi (fitochimici, antiossidanti). La fibra insolubile agisce attraverso un meccanismo di diluizione di sostanze ad azione cancerogena (esogena o endogena, quali gli acidi biliari secondari) (10).<\/p>\n<p><strong>CONSUMI DI FIBRA E LIVELLI RACCOMANDATI<\/strong><\/p>\n<p>I valori medi di introduzione di fibra in Italia sono risultati compresi fra 21 e 25 g\/die (11), con notevoli variazioni regionali e stagionali, oltre che individuali.<\/p>\n<p>Non esistono dati piu\u2019 recenti, ma e\u2019 ipotizzabile che questi livelli di introduzione, gia\u2019 bassi, siano ulteriormente diminuiti nel decennio 1990-2000, data la riduzione dell\u2019intake calorico medio della popolazione italiana, anche se i carboidrati non sono stati penalizzati da questa riduzione generalizzata (dall\u201983% all\u201984%), come risulta dall\u2019indagine dell\u2019INRAN sui consumi del 1994-96, dalla quale emerge che ortaggi e frutta non hanno subito variazioni significative nelle preferenze degli Italiani.<\/p>\n<p>E\u2019 comunque auspicabile un incremento del consumo di fibra, sino al valore ottimale di 30 g\/die, o, almeno, come suggerisce Cummings, di 10-15g per ogni 1000 calorie (1). Tale obiettivo potrebbe essere raggiunto, come raccomanda l&#8217;INRAN, dando occasionalmente la preferenza ad alimenti integrali o particolarmentericchi in fibra (12).<\/p>\n<p>Non esistono ancora evidenze scientifiche in grado di discriminare il diretto contributo della fibra rispetto ad altri componenti degli stessi alimenti (fitochimici, antiossidanti, minerali\u2026) sul mantenimento dello stato di salute: <strong>e\u2019 pertanto consigliabile soddisfare i suddetti fabbisogni attraverso l\u2019assunzione di cibi naturalmente ricchi in fibra (cereali integrali, legumi, verdura, frutta) piuttosto che con integratori a base di fibra purificata<\/strong>(13); la supplementazione in fibra va poi condotta con attenzione, nel contesto di una dieta equilibrata, anche a causa di possibili effetti negativi di alte dosi di fibra in particolari gruppi di popolazione (chelazione di minerali nel lume intestinale nei bambini e negli anziani).<\/p>\n<p>Gli integratori di fibra si possono presentare in forma farmaceutica (compresse, polveri solubili, forma liquida) o di cibi fortificati arricchiti in fibra (pasta, prodotti da forno, succhi di frutta, yoghurt\u2026).<\/p>\n<p>Il consumo giornaliero di alimenti integrali o particolarmente ricchi in fibra rappresenta comunque, a tutt\u2019oggi, la soluzione piu\u2019 raccomandabile per soddisfare i fabbisogni giornalieri di fibra.<\/p>\n<p><strong>AMIDO RESISTENTE E PREBIOTICI<\/strong><\/p>\n<p>Altri tipi di carboidrati che raggiungono immodificati il colon nella dieta attuale italiana sono le frazioni di amido resistente associate ad alcuni alimenti amilacei, gli oligosaccaridi non digeribili e i polialcoli, sia di derivazione naturale che aggiunti (dolcificanti). La loro introduzione giornaliera si puo\u2019 stimare mediamente sui 7 \u2013 10 g\/die (14).<\/p>\n<p>Tali quantitativi potrebbero essere piu\u2019 alti in soggetti con dieta vegetariana. L\u2019amido resistente e\u2019 quella parte del patrimonio amilaceo di un alimento non accessibile agli enzimi digestivi per la particolare struttura dell\u2019alimento vegetale, per i rapporti con le componenti fibrose, o derivato dalla trasformazione tecnologica degli alimenti (processi di riscaldamento\/raffreddamento). Data la sua non digeribilita\u2019, <strong>l\u2019amido resistente riduce il picco glicemico postprandiale e pervenendo al colon, e\u2019 substrato di fermentazione ad opera della microflora intestinale probiotica, contribuendo a migliorare l\u2019ecosistema intestinale.<\/strong> Gli acidi grassi a catena corta derivati forniscono una modesta quota calorica (2 kcal\/g). L\u2019amido resistente e\u2019 presente in ragione del 0.5 g \u2013 7.0 g\/100 g nei vari alimenti derivati dai cereali (14).<\/p>\n<p>Gli oligosaccaridi non digeribili, fra i quali rivestono particolare importanza nutrizionale i fruttooligosaccaridi &#8211; FOS, sono delle fibre solubili caratterizzate dal fatto di essere totalmente fermentate nel colon e di svolgere cosi\u2019 analoghe funzioni prebiotiche sull\u2019ecosistema intestinale. Una di queste, l\u2019inulina e\u2019 formata da catene di polifruttosio (fino a 60 unita\u2019 ciascuna): assunta in moderate quantita\u2019 (ne sono particolarmente ricchi la cicoria, i carciofi e la cipolla) induce un significativo aumento (da 5 a 10 volte) dei bifidobatteri intestinali e, contemporaneamente, un\u2019apprezzabile riduzione dei batteri non desiderati (15).<br \/>\n<strong><br \/>\nPERCHE&#8217; GLI INTEGRATORI DI FIBRA<\/strong><\/p>\n<p>I quantitativi di fibra indicati dai LARN, in accordo con quelli analogamente indicati negli altri paesi europei, possono indurre in individui predisposti fenomeni di intolleranza (flatulenza, meteorismo, diarrea) tanto che gli stessi LARN raccomandano la gradualita\u2019 nel raggiungimento dei quantitativi stessi. Inoltre la tendenza alla riduzione degli introiti calorico documentato dalle indagini INRAN del 1994-96 puo\u2019 rappresentare un ostacolo al raggiungimento degli stessi. Un altro problema e\u2019 rappresentato dall\u2019evoluzione dell\u2019organizzazione di pasti: una larga fetta della popolazione attiva e\u2019 orientata ormai sul \u201cmonopiatto\u201d ( o primo a base di pasta o secondo e verdura) soprattutto se il pasto e\u2019 consumato fuori casa per motivi di lavoro; la velocita\u2019 di preparazione di pasti resa necessaria dagli stessi motivi organizzativi fa si\u2019 che in molti casi si prediligano alimenti di veloce preparazione, fra i quali certo non sono presenti legumi, ortaggi e, talvolta, la stessa frutta, penalizzata dalla necessita\u2019 del togliere la buccia!<br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><em>BIBLIOGRAFIA<\/em><\/p>\n<p><em>1)\u00a0\u00a0\u00a0 DelToma E. Dietoterapia e Nutrizione Clinica. Roma, Il Pensiero Scientifico 1995<br \/>\n2)\u00a0\u00a0\u00a0 American Diabetes Association Position Statement on Diabetes Management. Diabetes Care 2001; 24 (S4)<br \/>\n3)\u00a0\u00a0\u00a0 Okhubo Y, Kishikawa H, Araki. Diabetes control and complications.The Kumamoto Study Diabetes Res Clin Practice 1995; 28: 103-117<br \/>\n4)\u00a0\u00a0\u00a0 Willett WG, Dietz MH, Colditz GA. Guidelines for healthy weight. N Engl J Med 1999, 341, 427-434;<br \/>\n5)\u00a0\u00a0\u00a0 Natl Task Force on the Prevention and Treatment of Obesity: overweight, obesity and health risk. Arch Intern Med 2000: 160, 848-904<br \/>\n6)\u00a0\u00a0\u00a0 FAO. Carbohydrates in human nutrition. FAO Food and Nutrition Paper 1980, 15.<br \/>\n7)\u00a0\u00a0\u00a0 Hanefeld M. The Diabetes Intervention Study. Diabetologia 1996; 39, 1577-83<br \/>\n8)\u00a0\u00a0\u00a0 Bruce B, Spiller GA, Klever LM, Gallagher SK. A diet high in whole and unrefined foods favourably alters lipids, antioxydant defenses and colon function.J Am Coll Nutr 2000; 19(1): 61\u201467<br \/>\n9)\u00a0\u00a0\u00a0 Wolk A, Manson JE; Stampler MJ. Long term intake of dietary fibre and decreased risk coronary heart disease among women.The Nurses Study. JAMA 1999; 281-2000)<br \/>\n10)Williams GH, Williams CC, Weisberger JH,Diet and cancer Prevention: the fiber rich diet. Toxicol Sci\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 1999; 52 (S2) 72-76)<br \/>\n11)Management Committee COST 92, Dietary fibre intakes in Europe, commission of the European\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Community, Brussels, 1993<br \/>\n12)Soc Ital Nutrizione Umana. Livelli di Assunzione Raccomandati di Energia e Nutrienti per la popolazione\u00a0 italiana. LARN Rev 1996<br \/>\n13)USDA US Dept of Agriculture. Human Nutrition Information Service 1992. Food Guide Pyramide)<br \/>\n14)EURESTA European FLAIR Concerted Action n11 on Resistant Starch 1994, 13-17\/4,\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La Londe, France<br \/>\n15)Bornet FRJ, Brouns F, Tashiro Y, Duvillier V. Nutritional aspects of short-chain<br \/>\nFructooligosaccharides : natural occurrence, chemistry, physiology and health implications. Proc Congr \u201cProbiotics, Prebiotics and new foods. Rome, Sept 2-4, 2001<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_image_as_pattern=&#8221;without_pattern&#8221; padding_bottom=&#8221;30&#8243;][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_column_text]Prof. Claudio Tubili Specialista in Scienza dell\u2019Alimentazione e Malattie dell\u2019Apparato Digerente Direttore U.O. 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